Le coincidenze dei due numeri 9
gennaio 10th, 2012. Pubblicato in film, Recensioni. No Comments.
Sei un giovane cineasta di talento e vuoi trovare un produttore per il tuo progetto cinematografico? Semplice: realizza un cortometraggio che abbia nel titolo il numero 9 e, molto probabilmente, un regista famosissimo si innamorerà del tuo progetto, finanziando il lungometraggio per le sale.
No, non sono impazzito, ma è il primo pensiero che mi è venuto in mente dopo aver visto il film d’animazione “9” di Shane Acker e il film “District 9” di Neill Blomkamp, due lavori diametralmente opposti per stile e linguaggio, ma che hanno fatto un percorso a tratti molto simile.
“9” è un lungometraggio d’animazione realizzato nel 2009, basato sull’omonimo corto del 2005. Il visionario Tim Burton restò talmente affascinato dal progetto dell’allora 24enne Acker da finanziarne il lungometraggio.
Stessa cosa per “District 9”, un film realizzato nel 2009, diretto da Neill Blomkamp e prodotto da… Peter Jackson! La pellicola è basata sul cortometraggio “Alive in Joburg” della durata di sei minuti, diretto dallo stesso Blomkamp nel 2005.
Stesso numero 9 nel titolo, stesso passaggio da cortometraggio a lungometraggio grazie a un famoso regista e stessi anni di realizzazione. Ma le coincidenze non finiscono qui, perchè Shane Acker prima di girare “9” aveva curato gli effetti visivi del terzo episodio de “Il signore degli anelli” di P.Jackson.
Diverso invece il risultato finale, perchè mentre “District 9” ha riscosso un discreto successo di pubblico e critica, lo stesso non si può dire del film d’animazione di Shane Acker: diversamente dal corto, che è stato nominato agli Oscar 2006 nella categoria “Miglior cortometraggio d’animazione”, il film non ha ottenuto alcun riconoscimento significativo, inotre in alcune nazioni, tra le quali ovviamente l’Italia, non è mai uscito nelle sale, finendo direttamente in dvd.
Ma passiamo alle trame:
9.
In un futuro molto vicino (talmente vicino da risultare retrò) l’umanità ha fatto enormi progressi tecnologici, tanto da avere inventato delle macchine intelligenti capaci di sostituire l’uomo in molte delle sue attività quotidiane.Un bel giorno, però, le macchine si ribellano, scatenando una guerra planetaria che le vede prevalere. A rimanere sulla Terra, dunque, sono le macchine… ma anche dei piccoli pupazzi (meccanici?magici?) contrassegnati da un numero che va da 1 a 9, creati dallo stesso scenziato che ha dato vita alle macchine intelligenti. Ovviamente il protagonista è il numero 9.
Senza svelare troppo della trama, possiamo aggiungere che il lungometraggio, dal punto di vista estetico e tecnico è impeccabile, tanto nel design, quanto nella regia. Anche l’animazione è notevole ed è certamente originale l’ispirazione all’enneagramma (un metodo esoterico per una conoscenza più approfondità di sé, che cerca di classificare gli uomini secondo nove comportamenti), tuttavia, a mio avviso il film non emoziona.
Colpa forse di una trama poco originale, visto che l’idea di un futuro ipertecnologico in cui l’uomo viene sterminato dalle macchine è stata usata e riutilizzata fino allo sfinimento (le macchine robot presenti nel film non sfigurerebbero in Matrix), per non parlare poi dei dialoghi che sono piuttosto banali e stereotipati.
Girato con la tecnica d’animazione digitale, il film ricorda per molti versi la tecnica stop- motion tanto amata da Tim Burton, quindi “9” è da vedere, almeno una volta, ma senza attendersi un capolavoro.
District 9.
Anno 1982. Una gigantesca astronave spaziale si staglia nei cieli di Johannesburg, immobile, senza dare segni di vita. Dopo molte settimane le autorità intuiscono che l’astronave aliena non è in grado di ripartire ed organizzano un task-force incaricata di ispezionare la nave in cerca di risposte. All’interno viene rinvenuta una colonia di esseri alieni artropoidi, sporchi e denutriti che vengono condotti in salvo sulla terraferma. Col passare del tempo la convivenza tra esseri umani e alieni si fa sempre più difficile: gli alieni, incompresi e malvisti dalla popolazione locale, vengono isolati in un campo profughi denominato “Distretto 9″ per i successivi vent’anni, ma compagnia privata ha intenzione di sfruttare le armi che finora sono state inutilizzate e per fare questo è necessario il DNA alieno. Da qui iniziano i primi problemi che culminano quando un agente di questa agenzia, l’odioso e incapace Wikus Van De Merwe, posizionato ai vertici dell’azienda esclusivamente grazie alle sue parentele altolocate, contrae misteriosamente un virus che, a partire dal braccio, lo condurrà ad una mostruosa metamorfosi.
Il film si presenta con un approccio documentaristico: all’inizio forse risulta eccessivamente didascalico e sembra non avere “anima”, ma a metà film ci si accorge di un cambio di passo che porta lo spettatore ad immedesimarsi con il protagonista: un anti-eroe che evolve notevolmente e ritrova la propria dignità, riscattando se stesso e forse, il proprio futuro.
Nonostante il buon risultato al botteghino, questo è il genere di film che viene osannato o disprezzato dal pubblico, senza mezze misure; la lunga lista di nomination, ma non di premi, la dice lunga sulle controverse reazioni della critica.
Visti gli ottimi incassi, il regista Neill Blomkamp non ha mai escluso la possibilità che in futuro ne possa essere realizzato un sequel, o molto più probabilmente, un prequel.
Speriamo bene.
IVAN CAVINI