Intervista a Ivan Cavini
gennaio 26th, 2012. Pubblicato in Arte, La Compagnia. No Comments.

Il suo nome è principalmente legato alla terra di Mezzo, ma la cretività di Ivan Cavini copre molteplici settori, dal film d’animazione alla scenografia, dal fumetto al cortometraggio.
Da alcuni mesi collabora al nostro blog, quindi ne approfittiamo per fargli una breve intervista! “Ciao Ivan grazie per aver accettato di rispondere a qualche domanda, era da tempo che volevo intervistarti. Iniziamo subito: da cosa nasce questa tua passione per il fantasy e per l’arte fantasy in particolare?”
Il mio primo disegno ad aerografo è stato un drago in mezzo alla lava, quindi la pulsione per il fantasy c’è sempre stata, ma la mia vera passione è sempre stata il fantastico in genere, nella sua espressione più matura: che sia l’epic fantasy della Silvana de Mari o quello contemporaneo della J.K.Rowling, l’importante è che abbia un approccio “serio” e non sopra le righe.
Da quando iniziai a leggere Robert E. Howard e J.R.R.Tolkien, mi si è aperto un mondo e da allora non ho più smesso di approfondirne le tematiche, anche perchè sono convinto che il fantasy abbia un alto valore educativo. Detto questo, si intuisce che il fantasy legato ai fumetti o ai giochi non rientra tra i miei preferiti. Sono fondamentalmente un disegnatore di ambientazioni, non ho fatto studi approfonditi sull’anatomia, di conseguenza non mi trovo molto a mio agio a raffigurare persone seminude in pose dinamiche… Anche se invidio gli artisti che sono capaci di disegnare corpi perfetti!
“Quali sono state le esperienze che hanno influito maggiormente sulla tua formazione?”
Nei primi anni ’90, grazie all’incontro con un giovane neolaureato in pedagogia, appassionato di film d’animazione, ho iniziato a pensare all’immagine come ad un apparato scenico, con un primo piano, un piano intermedio ed uno sfondo. Lavorando a stretto contatto con Francesco Filippi, mi sono confrontato con la sua visione autoriale ed epica del racconto e questo ha influenzato, irrimediabilmente, anche la mia concezione di “immagine”.
Col tempo ho appreso che illustrazione e scenografia non sono poi linguaggi così differenti, l’importante è mettere in campo tutti gli strumenti che possono aiutare a dare profondità e a guidare l’occhio dell’osservatore, come luci, ombre, veli atmosferici, fughe prospettiche e sfuocature. E’ in quest’ottica di sperimentazione, che mi sono cimentato nella creazione di fondali digitali e mi sono formato come matte painter.
Con il termine matte painting, appunto, si indica una tecnica digitale ibrida utilizzata soprattutto nel mondo del cinema, perchè permette una rapida creazione di ambientazioni realistiche e di forte impatto visivo, troppo costose da filmare dal vero. Col tempo però, questa tecnica l’ho fatta mia e l’ho reinventata. Basti dire, che la uso anche per la colorazione di tavole a fumetti…
“A cosa ti ispiri, quando produci una delle tue opere?”
Non serve un esperto per capire come ogni opera d’arte sia frutto anche di esperienze prese in prestito da altri, in un gioco continuo di rimandi e contaminazioni. Con questo presupposto non posso negare che molti illustratori contemporanei, molti grandi artisti del passato e perfino i cartoni animati della mia infanzia, hanno fortemente condizionato il mio modo di esprimermi. Ma se scavo nel profondo, mi rendo conto che con i miei disegni voglio comunicare sempre lo stesso messaggio: ovvero che dietro all’apparenza c’è qualcos’altro, e spesso, questo “qualcos’altro” lo suggerisco con un pizzico di nostalgia.
Nostalgia per gli ambienti incontaminati, per il giusto valore delle cose, per il perduto senso dell’onore o per una persona cara che non c’è più.
Quando raffiguro ambienti fantastici, creature mitologiche o personaggi epici, voglio lasciare la sensazione che c’è qualcosa che non va, sotto la superfice: ovviamente amo anche le atmosfere solari, ma penso che l’immagine con un pizzico di nostalgia stimoli maggiormente alla riflessione, rimandando ad una chiave di lettura interpretativa più profonda.
“Come arrivi al prodotto finale? Che strumenti utilizzi?“
I miei lavori spaziano dall’illustrazione digitale al dipinto su tela, dalle scenografie a matte painting per il cinema fino alle installazioni giganti, quindi gli strumenti e i procedimenti sono molto differenti a seconda del settore al quale mi sto dedicando. Poi da bravo autodidatta dislessico, ho elaborato le mie tecniche personali, con tutti i pro e i contro che questo comporta…
Ad esempio, quando quando l’agenzia Armando Testa mi ha commissionato quattro illustrazioni per una campagna pubblicitaria, avevo già a disposizione un layout a matita, quindi ho realizzato l’immagine in digitale, assemblando decine di foto, aggiungendo luci, ombre e integrando lo stile con software di compositing e fotoritocco. Quando poi il committente ha chiesto di entrare in possesso delle tavole originali, ho stampato le illustrazioni su cartoncino e ridisegnato tutto con acrilico ad aerografo.
In conclusione: le illustrazioni che vengono utilizzate nella riproduzione editoriale sono spesso digitali, mentre le opere “originali” vengono realizzate successivamente su cartoncino o su tela, a seconda delle richieste del cliente. Se poi devo eseguire la colorazione di un fumetto o i fondali di film, utilizzo la tecnica digitale del matte painting, mentre se devo costruire scenografie e sculture giganti, posso utilizzare il polistirolo, il cartone, la schiuma poliuretanica o un mix di tutti questi materiali… Tutte cose che farebbero inorridire uno scenografo serio!
“Nell’ambiente fantasy sei noto soprattutto per le tue incursioni nell’arte tolkieniana: come è avvenuto il tuo primo approccio con l’autore de Il signore degli anelli?”
E’ iniziato tutto nel 2001, grazie a Davide Martini che mi ha coinvolto nell’organizzazione della mostra itinerante “Immagini dalla Terra di Mezzo”. Quella è stata l’occasione per avvicinarmi alle opere di Tolkien e farmi conoscere al grande pubblico, infatti successivamente sono stato contattato dal museo tolkieniano GMEC: inizialmente dovevo solo realizzare alcuni dipinti, ma dopo un paio di mesi mi sono presentato con un plastico in scala del museo e ora… Sono il responsabile di tutti gli allestimenti!
“Amo molto le tue illustrazioni epiche, ma osservando quelle in mio possesso, devo dire che adoro anche il disegno a matita di Lupin sulla fiat 500. La domanda sorge spontanea: hai lavorato nel settore dell’animazione?”
Molti anni fa ho collaborato con lo Studio Mistral alla realizzazione di buona parte delle scenografie di “Back to Eptar”, un film pilota d’animazione che ha vinto a Cartoons on the Bay il titolo di “Miglior progetto italiano”, ma aimè… Da allora ho fatto ben poco! Purtroppo il mercato italiano non è molto attivo in questo settore…
In questo momento però, sto lavorando ad un bellissimo progetto d’animazione che coinvolgerà anche un famoso attore italiano. Non posso svelare i dettagli per motivi contrattuali, ma posso anticipare il titolo: “Man born again”. Il gruppo di lavoro è splendido e i ragazzi mi stanno dando la possibilità di esprimere liberamente le mie idee, per far sviluppare al meglio il progetto. Sono molto contento di questa nuova collaborazione!
“Del cinema fantasy invece, cosa ne pensi? Quali sono le tue principali fonti di ispirazione, se ce ne sono?”
Tra i film più recenti, uno su tutti: la trilogia di P. Jackson (la versione estesa, perchè quella cinematografica ha dei buchi pazzeschi nella sceneggiatura), ma quello che ha segnato di più la mia infanzia è stato un film del 1988: “Willow”, a mio avviso, uno dei migliori fantasy degli anni ’80.
Anche “Ladyhawke” e “Legend” hanno trattato degnamente l’argomento, ma considero Willow un film più coraggioso, perchè in un periodo in cui gli effetti speciali stavano iniziando a convertirsi al digitale, George Lucas decise di puntare tutto su una storia accessibile a tutti, ma senza ridicolizzarne il linguaggio. E’ abbastanza palese l’ispirazione alla Terra di Mezzo di Tolkien, però “Willow” non dà mai la sensazione di dejavù, forse merito della sceneggiatura che riuscì, per la prima volta, a trattare il fantasy “seriamente”.
Tra l’altro, la scena finale, dove le due maghe si affrontano a colpi di bacchetta magica in maniera molto “fisica” e drammatica, mi ricorda per molti versi, lo scontro tra Saruman e Gandalf nel film di P. Jackson.
“Cambio argomento: quest’autunno ho avuto il piacere di partecipare, con te, al Lucca Comics and Games: cosa ci racconti di questa esperienza? E’ stata fruttuosa, in un ottica futura, per i tuoi prossimi progetti?“
Lucca è stata un’esperienza incredibile che sicuramente ripeterò nei prossimi anni. Lo staff dei Games è stato molto disponibile con me e tutto è andato per il meglio.
Fra gli artisti fantasy sono l’ultimo arrivato, quindi all’inizio mi sono sentito un po’ “fuori dal cerchio magico”, ma Parrillo, Zontini, Orizio e Paolo Barbieri sono ragazzi splendidi che mi hanno accolto subito senza problemi. Certo, i nostri generi sono molto diversi, quindi per la prossima edizione, spero di coinvolgere un pioniere dell’arte tolkieniana italiana: Angelo Montanini. Casualmente ,nel 2000, avevamo esposto insieme nella mostra “Draghi” a Palazzo Bagatti-Valsecchi a Milano, poi abbiamo avuto l’occasione di conoscerci meglio in occasione della mostra “Immagini dalla Terra di Mezzo”, e da allora si è creato un rapporto di amicizia e stima, che resiste al tempo e alla distanza.
Un’ultima domanda che forse tutti si aspettano: come procede il museo tolkieniano?
Ce la sto mettendo tutta, ma questa è solo una passione, alla quale mi dedico saltuariamente: ho finito proprio ieri di visionare le foto delle opere: fra illustrazioni, dipinti e bozzetti siamo arrivati a quota 591, per non parlare dei libri e delle lettere autografate, delle sculture e di tutto il merchandising. La collezione è molto grande e di lavoro da fare ce n’è ancora molto…
“Grazie ivan per aver soddisfatto parte della mia curiosità. Alla prossima intervista allora, sperando di avere succose anticipazioni.”
Franzo
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