La Compagnia del Dado

Dungeons & Dragons, board game, racconti e allegria

La Malattia del Ragno (Parte 8)

Aprile 6th, 2009. Pubblicato in D&D, Gruppo di gioco, Racconti. No Comments.

I due intrepidi avventurieri avanzarono con cautela lungo lo stretto passaggio, quando videro un fioco bagliore rossastro filtrare da una spaccatura nel pavimento. Una specie di gorgoglio distante s’udiva in lontananza, proveniente dal basso.
“Non mi piace Garillion, meglio tornare indietro e riunirci con gli altri. Non vorrei che qualcosa uscisse da quell’apertura”.
Rapidamente tornarono sui loro passi e furono sollevati nel trovare Silk e Tumlak che si stavano preparando a proseguire. “Mi sembra che stiate meglio ora!”.
“Sì Garillion, siamo di nuovo pronti per la battaglia” esclamò fiero il nano. “Invece io sarei più pronto per infilarmi nel letto di qualche avvenente fanciulla… ma non ho scelta per ora” fu la replica del beffardo Silk “ma come mai siete già di ritorno?”.“Più avanti c’è una larga crepa che spezza in 2 il corridoio e impedisce di proseguire. Probabilmente possiamo saltare di là da essa ma è meglio farlo col gruppo riunito, sarebbe pericoloso se venissimo attaccati mentre siamo su lati opposti della fenditura”.  “Concordo Lucifer, come sempre hai preso la decisione migliore. Coraggio amici, Algon aspetta i suoi funghi, muoviamoci”. Buttandosi lo zaino sulle spalle, il mezz’elfo s’incamminò lungo il passaggio con passo spedito. In pochi minuti arrivarono in vista della spaccatura e si avvicinarono con cautela. Poco prima di essa, sulla sinistra, si apriva una rientranza quadrata stipata di ossa, rottami e oggetti di ogni tipo. Non ci volle molto a capire che doveva essere la tana del cubo affrontato poco prima. Tutto ciò che era stato inglobato ma non completamente consumato dall’acido era stato lasciato qui.
“Accidenti, potrebbero esserci monete, gemme, oggetti utili… Non saremo gli unici incauti ad essere finiti nella pancia di quel mostro! Mettiamoci a cercare!”. L’avidità del nano trovò subito un alleato in Silk “Ti aiuto! Chissà quanti soldi possiamo fare se frughiamo abbastanza”.
Lucifer invece era più propenso a non perdere tempo “Non possiamo perdere nemmeno un minuto, là fuori la gente sta morendo, dobbiamo muoverci!”.
“Sì ma ci sono un sacco di pericoli qua sotto e il nostro equipaggiamento è scarso, forse qui potremmo trovare qualcosa di più adeguato”. “Hai ragione Silk. Cerchiamo però di sbrigarci. Propongo di prendere solo gli oggetti con proprietà magiche, sono quelli di maggior valore e utilità. Garillion, tu riusciresti a individuarli?”. L’eladrin non rispose, era già concentrato nella ricerca prima ancora che il tiefling terminasse la frase. Puntando il dito in punti specifici del cumulo, Garillion indicò ai compagni dove cercare “lì, un’aura abbastanza forte. Più a destra Silk, c’è qualcos’altro. Le pozioni, anche quelle hanno proprietà magiche”. In pochi minuti il gruppo raccolse alcune pozioni, dei bracciali e un amuleto. “Percepisco proprietà curative nel liquido delle boccette e incantamenti difensivi su bracciali e amule… Attenti, alla vostra destra, percepisco una creatura!”. Tutti si girarono di scatto e per un attimo, prima che sparisse all’interno della fossa, videro una piccola creatura alata dal colore rossastro che fuggì subito verso le profondità della crepa”.
“Cos’era occhiverdi?”.
Alla domanda di Tumlak rispose Lucifer, fermando l’eladrin con un gesto della mano “Non riconosco la specie esatta ma posso dire con certezza che appartiene alla famiglia dei diavoli, quella a cui i patriarchi della mia stirpe vendettero l’anima, generando i tiefling che oggi conoscete. Dobbiamo fare molta attenzione, non penso che quell’essere sia solo qua sotto. Raccogliete ciò che abbiamo trovato e proseguiamo”.
Avvicinandosi con cautela intravidero un pavimento sul fondo della spaccatura, non molto più in basso. Il lato opposto del corridoio era a meno di 2 metri, decisero quindi di saltare. Nonostante il peso di equipaggiamento e armatura la distanza era davvero poca e tutti arrivarono dall’altra parte senza alcun problema. Silk sembrava stranamente preoccupato “Accidenti, avete sentito che calore viene su da sotto? Cosa mai ci sarà al piano inferiore?”. “L’ho percepito anche io, nonostante la mia naturale resistenza al fuoco, ci sarà da sudare se dovremo passare di là”.
Ripresero ad avanzare lungo il corridoio sempre uguale, uniformi pareti spoglie. Se ci fossero state biforcazioni sarebbe stato un problema orientarsi. Per fortuna sembrava un percorso obbligato. Giunsero infine al termine del cammino: una lunga e ripida rampa di scale scendeva, perdendosi dopo poco nell’oscurità. La luce magica di Garillion rischiarò la discesa che si fece mano a mano più faticosa: il calore aumentò sempre di più, fino a divenire quasi insopportabile al termine dell’ultima rampa. Un’enorme caverna si aprì allo sguardo del gruppo, ondate di calore toglievano il respiro. In lontananza un ponte di pietra sovrastava un fiume di magma, che scorrendo lento tagliava a metà la grande grotta. Sembrava essere l’unico passaggio per attraversare la lava. Sulla riva opposta, un maestoso portone a due ante, alto abbastanza da far passare un gigante, attendeva gli avventurieri.
“Datemi dieci minuti amici, conosco un rituale che ci aiuterà a resistere a questo caldo soffocante”. “Sii benedetto Garillion, il sudore mi sta facendo arrugginire l’armatura!” sbottò un affaticato Tumlak.
L’eladrin estrasse dalle sue sacche un gessetto e iniziò a tracciare sul pavimento simboli arcani. Li racchiuse in un cerchio e vi si inginocchiò al centro. Chiuse gli occhi, concentrandosi per raccogliere il potere necessario. Quando fu pronto iniziò una flebile cantilena che parola dopo parola aumentò di intensità. Al culmine del rituale Garillion sparse su di sé e sui compagni la giusta quantità di residuom, la preziosa polvere magica.
“Il calore è molto più sopportabile ora, grazie Garillion, amico mio”.
“Per la barba di Moradin è vero! Bravo eladrin!”
“Sono felice che il mio potere arcano sia di aiuto al gruppo, è meglio muoversi però, non durerà all’infinito la protezione”. Un cenno di assenso da parte dei compagni e avanzarono nell’enorme caverna. Il cupo gorgogliare del magma che scorre era l’unico suono che si udiva e la fioca luce rossastra stendeva un velo insanguinato su ogni cosa. Fortunatamente però era sufficiente per vedere bene all’interno della cavità. Si guardarono in giro, osservando con attenzione. L’unica via per proseguire era il grande portale. Silk, il miglior esploratore del gruppo, questa volta non aveva alternative “Non ci resta altro da fare, o torniamo indietro o passiamo da là”. Determinati a portare a termine la missione non ebbero alcun dubbio e si diressero verso il ponte. All’improvviso un batter d’ali dall’alto fece alzare gli occhi agli avventurieri, appena in tempo per vedere cinque piccoli diavoli volanti che si lanciarono su di loro. Colti di sorpresa si difesero come meglio poterono, cercando di impugnare le armi per contrattaccare.
Fortunatamente riuscirono in fretta a uccidere un paio di quelle creature e a ferire gravemente le altre, che vigliaccamente fuggirono, spaventate dal valore degli avversari.
Esaminando da vicino il corpo esamine di uno dei diavoletti , Lucifer e Garillion concordarono. “Sono imp, fastidiosi esseri dotati di alcuni poteri arcani. Sono al gradino più basso della stirpe demoniaca, non sono molto pericolosi per un gruppo ben equipaggiato e addestrato. Spesso sono anche scelti come famigli da maghi senza scrupoli che non hanno problemi a trattare con le creature infernali”.
Recuperati gli zaini e avanzando con maggior cautela, i quattro avventurieri passarono il ponte, giungendo finalmente al grande portale.
“Hei, lo sentite anche voi?”.
Il mezzelfo  mise in allarme i compagni… Da dietro gli enormi battenti, un forte frastuono sembrava avvicinarsi.
“Fate attenzione amici, potrebbero essere alleati delle creature che abbiamo incontrato prima” disse Lucifer brandendo il mazzafrusto.
“Che vengano caro Lucifer, avranno modo di assaggiare la mia abilità con l’ascia bipenne!”
Tumlak non fece in tempo a terminare la frase che il portone si spalancò di colpo.

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