La Malattia del Ragno (parte 2)
Novembre 10th, 2008. Pubblicato in D&D, Gruppo di gioco, Racconti. No Comments.
Il gruppo decise di partire immediatamente seguendo le indicazioni sommarie che Algon gli diede per raggiungere la torre.
Il viaggio, in fondo, fu piacevole, non trovarono pericoli ed attraversarono una natura incontaminata, con foreste e paesaggi di una bellezza mai vista prima.
Al terzo giorno di viaggio, verso il tardo pomeriggio, giunsero in una piana con diversi alberi dal lungo fusto; per un attimo una torre si intravide tra le fronde lontane quando improvvisamente calò una nebbia che di naturale aveva molto poco, visibilità calò di colpo a pochi metri.
“Attenzione amici, tutto questo è innaturale” - disse preoccupato il mago eladrin - “stiamo atten…”
Nemmeno il tempo di terminare la frase che diverse freccie sbucarono dal nulla, andando per lo più e fortunosamente a vuoto.
Un istante dopo un’esplosione di fuoco colpì di striscio Tumlak e la sua barba crepitò di fiammelle.
Scesero tutti dai cavalli ma proprio mentre lo facevano alcuni scheletri affiorarono dalla nebbia, animati nella loro vita non-morta e armati come veri soldati.
Lo scontro fu subito cruento e, mentre altre di quelle creature sbucavano ad ogni secondo, le armi amiche sbattevano sulle putride ossa nemiche.
Non erano avversari difficili, ma il loro numero li rendeva temibili e pericolosi, poi, come se non bastasse, ne apparve uno diverso: era fiammeggiante, le sue ossa avvolte da un fuoco magico e dalle falangi delle sue mani partivano sfere infuocate.
La spada di Lucifer spaccava teschi, la lama di Silk staccava costole, l’ascia di Tumlak frantumava femori e le magie di Garillion annichilivano quel che rimaneva.
Alla fine i nemici caddero uno ad uno, anche quello infiammato che pareva il loro comandante e a terra rimase solo una moltitudine di ossa, costole e crani frantumati e fumanti.
A quel punto la nebbia, così come magicamente era arrivata, magicamente scomparve e la torre poteva finalmente essere vista, distava un centinaio di metri dal campo di battaglia.
La compagnia perse poco tempo a curarsi e riposarsi, la meta del loro viaggio era li vicino.
Saliti sui cavalli si avviarono verso la torre, questa era a forma ottagonale di quattro piani e dalle pareti color fumo. Un grosso portone di legno attendeva al piano terreno, mentre strette finestre buie osservavano i nuovi arrivati dai piani superiori.
Titubanti si avviarono alla porta, ma era chiusa e non vi erano serrature.
“E ora che si fa?” - chiese Tumlak - “Un attimo solo” - intervenne subito il ladro mentre ispezionava la porta. Non sembrava esserci modo di aprirlo, non restava che tentare con la forza bruta: “Nano” - riprese Silk - “Dici che quell’accetta da boscaiolo potrà aprire un varco?”
“Accetta da boscaiolo!” - grido stizzito il nano - “questa è un ascia bipenne della migliore fattura!” - e furibondo colpì con forza la porta. Il ladro mezzelfo sorrise tra se e se.
Però la porta si scalfì appena.
“Com’è possibile? L’ho centrata con forza” - protestò il nano
Garillion fece allora un passo avanti: “Temo sia protetta magicamente, lasciatemi concentrare un attimo” - il mago chiuse gli occhi e, con la mano protesa verso la porta, tentò di individuare l’eventuale presenza della magia. Dopo un attimo riaprì gli occhi e guardò il nano. “Ebbene si, è protetta da un debole incantesimo protettivo. Non dovrebbe fermarci, basta insistere. Tumlak, prova di nuovo.”
Tumlak guardò sospettoso l’eladrin ma poi si convinse, afferrò nuovamente la sua ascia e colpì ancora il portone che questa volta si scheggiò. Effettivamente era molto resistente, ma con colpi ben portati il nano riuscì prima a danneggiarla e infine a sfondarla. Un ultimo calcio ben assestato spalancò il portone verso l’interno.
All’interno era tutto buio.